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DEL MALE Conversazione con il Prof. RENATO PILUTTI 1 Febbraio 2019 Unindustria - Pordenone Il male dellideologismo In tema di sicurezza del lavoro forse latteggiamento intellettuale e morale pi pericoloso e dannoso lideologismo. A volte ho limpressione che, dai media agli istituti di vigilanza, lidea sottesa dei comportamenti e degli scritti, sia che le aziende, se possono, evitano di investire il giusto in sicurezza e ambiente, ma non mi pare sia cos. Il mio punto di osservazione, peraltro quello di

varie presidenze di organismi di vigilanza di Codici etici in medie e grandi aziende La presenza oggettiva del male Il titolo gi esprime un primo concetto filosofico: il male esiste nel mondo, sotto varie forme, anche se santAgostino ci spiega che -pur esistendo- il MALE non , cio non possiede lessere, piuttosto configurandosi come ASSENZA di BENE o defectio boni. Si potrebbe dire che uno strano modo di vedere le cose, ma questi sono i modi della metafisica,

che non piacciono ai Rovelli e agli Odifreddi, ma a me s, poich offrono una lettura profonda della realt delle cose. Nel male grande Dio dov? A volte capita di sentir formulare proprio la domanda del titolo, specie quando la dimensione del male, oggettivo e percepito, talmente grande, da superare ogni immaginazione sulla malvagit umana: di fronte alla Shoah, di fronte agli eccidi, di fronte a certe efferatezze, perch Dio silenzioso? Dove ? E se c, posto che ci sia, perch non interviene?

In Occidente in Oriente 1 il male percepito come pura negativit da combattere e da vincere nel nostro mondo occidentale. Ma il tema pi complesso. Su questo invito a dare uno sguardo anche ad alcuni studi neuro-scientifici e sociologici contemporanei, come nei libri di Steven Pinker: Il declino della violenza e Illuminismo adesso, ambedue editi da Mondadori. In ambedue i volumi lo psicologo di Harvard sostiene, dati alla mano, che il male in declino, nonostante lIsis, i narcos, gli eccidi Come mai allora la percezione dei pi di segno contrario?

In Occidente in Oriente 2 In Oriente, invece, il MALE come laltro punto di oscillazione di un pendolo, che necessariamente si pone di fronte al BENE, quasi costituendone il necessario contraltare, in unarmonia per noi occidentali difficilmente comprensibile. Ad esempio, nel Taoismo ci particolarmente evidente nella dottrina dellYin e dello Yang, che rappresentano anche i due principi complementari del femminile e del maschile, entrambi indispensabili alla costruzione dellordine cosmico.

Le differenti visioni del desiderio: in Occidente In Occidente siamo culturalmente figli della filosofia greca e dellambiente biblico-evangelico, per cui leros, cio lattivit desiderante, proposta soprattutto da Platone, il motore del mondo. Una volta dissi a un grande imprenditore locale che lavere costruito aziende e occupare tremila dipendenti dipeso dalla sua forte spinta erotica: davanti al suo stupore, perch immaginava gli parlassi di eros erotico, si convinse quando cap il senso profondo, platonico del termine.

Il Cristianesimo Il Cristianesimo di fatto accolse la visone greca della vita e delle cose, mettendo in moto un meccanismo di progressiva crescita delle aspirazioni umane verso il BENE che stato anche conquista, crescita, tramite ci che si dice , teologicamente, evangelizzazione: a scanso di equivoci, non voglio confondere la diffusione di questa grande religione e dei suoi formidabili valori morali, fondativi anche dellilluminismo e della modernit, con un marketing essenzialmente commerciale, ma certamente anche lo sviluppo economico ha a che fare con la visione cristiana della vita e del mondo. Si pensi agli studi di Max Weber sul rapporto tra capitalismo e protestantesimo.

Le differenti visioni del desiderio: in Oriente In Oriente vale la legge del Dharma e del Karma, sia nellInduismo, sia nel Buddhismo: vi una legge naturale da rispettare che ricomprende Bene e Male, ma bisogna evitare il desiderio delle cose, ch provoca sofferenza, quando il desiderio stesso viene frustrato. Come si pu ben capire si tratta di una visone della vita completamente differente dalla nostra occidentale, caratterizzata da una continua spinta alla crescita, allampliamento dellinfluenza, e ci spiega anche la storia della colonizzazione e le varie fasi dellimperialismo.

La new age Negli ultimi decenni, anzi pi precisamente da poco pi di un secolo, anche in Occidente si diffusa unidea mutuata dallOriente, che si esprime -in generale- con il concetto di decrescita felice. Questa visione passa anche come New Age, nuova et, confusamente rappresentata anche da movimenti politici che ultimamente hanno acquisito molta valenza elettorale e perfino governativa. Pare sia prudente analizzare con acribia intellettuale e culturale queste posizioni, e non dico di pi. Il male come infortunio e malattia professionale

Altri ne parleranno tecnicamente, per cui io mi limiter a una premessa di tipo cognitivo ed etico. Luomo pu agire, in parte nellambito di una libert personale (o libero arbitrio) che gli consente scelte in varie direzioni, e in parte determinato da fattori oggettivi come la genetica individuale, lambiente in cui vive e opera e leducazione ricevuta. In altre parole siamo solo in parte liberi, e su questo concordo con il prof Legrenzi con il quale un poco polemizzai qui un paio di anni fa. Paura, coraggio e temerariet Luomo ha paura di molte cose che gli

capitano o gli potrebbero capitare, e per affrontare la paura cerca di avere coraggio: paura e coraggio sono una delle coppie di passioni contrapposte, cos come le elencava nella sua antropologia san Tommaso dAquino. La paura utile, cos come lo il dolore come segnale di pericolo. Il tema quello di non scivolare nella temerariet, che una deformazione del coraggio, di cui abbiamo mille esempi. Ogni morte la morte del mondo Se un morto sul lavoro statisticamente un (1) morto e quindi meglio di 2, 3, 4 morti, come

sapeva anche monsieur de Lapalisse, la morte di una persona, per la persona stessa, la morte del mondo, perch non pi al mondo. Questo va ricordato: per questo la tematica della sicurezza non pu non avere un rilievo morale e politico assolutamente primario nelle scelte e nelle politiche legislative e pratiche delle aziende. Qui non si sta discutendo di quisquilie, ma di alcuni temi centrali per la vita ordinaria di uomini e donne. I cigni neri, ovvero del caso e della necessit Lespressione cigno nero stata recentemente ripresa dalla stampa e dalla politica, per significare fatti ed eventi imprevedibili e perci stesso da accettare

nella loro ineluttabilit. Bisogna per stare attenti, come insegna la psicologia pi sana, a non evocare fatti negativi, che gli inglesi chiamano con efficacia wishful thinking o profezia che si autoavvera. In realt il discorso profondamente filosofico e riguarda leterno dibattito tra caso e necessit. Se vogliamo, possiamo anche mostrare linesistenza del caso FIUMI DI INCHIOSTRO Circa il male si sono spesi fiumi di inchiostro e si sono affaticati grandi

intelletti nei millenni, e a volte vanamente. Propongo dunque alcune considerazioni su ci che (il male, appunto) viene considerato da evitarsi da ogni morale umana. Se la privazione del fine privazione del bene, si tratta di quello che intendiamo con la parola male. IL PARERE DEL MORALISTA Scrive il p. Sergio Parenti: "L'agire compiutezza, perfezione dell'agente. Infatti il raggiungimento del fine

perfezione dell'azione. L'azione poi perfezione della capacit operativa: bene della vista vedere. Ma le capacit di agire sono la conseguenza di un modo d'esistere che in esse trova la connaturale perfezione e compiutezza, altrimenti si avrebbe qualcosa che non viene attuato e per questo manca. IDEM Per rapporto alla natura dell'agente, dunque, parleremo propriamente di privazione: cio essa negazione in un determinato soggetto, non una qualsiasi negazione. E tale privazione, in quanto privazione di un bene connaturale diventa un male. Un sasso che non vede, non ha la vista, ma non lo diciamo "privo". Un gatto, invece, se non capace di vedere, cieco. Se vi si riflette un poco, ci si

accorge che queste denominazioni non sono affatto arbitrarie, ma corrispondono all'uso del linguaggio quotidiano." Parenti S. o.p., Logica e decisione etica. Tra principi e concretezza, pro manuscripto, Convento san Domenico, Modena 2002, p. 21 I MODI DEL MALE Le privazioni dunque sono un "ente di ragione", ma il male in quanto tale pu essere definito in qualche modo, magari aiutati da sant'Agostino e san Tommaso: il male in s e per s non esiste, n qualcosa nel senso comune di queste parole, il fine di ogni cosa o essere il bene, non vi alcun "sommo male", o dio del male,

nessuna azione, di per s, tende al male. Anche in chi agisce deliberatamente, il male, di per s, "preterintenzionale" (cio non l'oggetto vero del tendere della volont), il male spiegato e causato da un bene, il male, di per s, non causa nulla, un male suppone un bene nell'oggetto desiderato S. Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, III libro, capp. I - XVI; S. Agostino, Confessiones, lib. VII, cap. XII IDEM Ancora: "Malum in rebus incidit praeter intentionem agentium", cio, il male capita, nelle cose, indipendentemente dall'intenzione dell'agente. Questo il senso della preteritenzionalit sopra richiamata, che non toglie,

beninteso, la responsabilit del soggetto agente. "Malum non causatur nisi a bono", cio, il male non causato se non dal bene. Diciamo anche " colpa della cattiveria", che , allora, causa deficiens, causa che deficita, insufficiente, causa-non-efficiente. Cfr. san Tommaso, S. Th., I-II IDEM "Malum, etsi non sit causa per se, est tamen causa per accidens", cio, il male, anche se di per s non una causa, per una causa "per accidens". Si intende che non una causa propria, ma derivata, come da una goccia fredda deriva benessere al corpo umano nella

calura. "Omne malum est in aliquo bono fundatum", cio, ogni male si fonda in qualche bene. E' di immediata intuizione, poich ogni male, per esistere, deve interferire in un qualche bene. Ci aiuta in questo difficile e inusitato cammino sant'Agostino: SANTAGOSTINO "Cos mi fu chiaro come le cose che vanno soggette a corruzione, sono buone: poich, se fossero buone in grado sommo e assoluto, andrebbero esenti da corruzione, e se non fossero buone, non andrebbero soggette a

corruzione (...) Giacch la corruzione nuoce, e non potrebbe nuocere se non diminuisse il bene (...) Che se verranno private totalmente del bene, cesseranno affatto di esistere, dacch, se continueranno ad esistere, saranno meglio di prima, perch rimarranno incorruttibili. IDEM Ora c' asserzione pi mostruosa del dire che le cose che sono state private totalmente del bene, sono migliori? Dunque se saranno private totalmente del bene, cesseranno di esistere; dunque, fintantoch esistono, sono buone; dunque, qualsiasi cosa che esiste, buona. E il male, di cui cercavo l'origine, non una sostanza, perch, se fosse una sostanza, sarebbe un bene ... Perci vidi chiaramente come Tu

facesti buone tutte le cose e come, d'altra parte, non esistono sostanze che Tu non abbia fatte". Confessiones, lib. VII, cap. XII IL MALE E IL BENE Possiamo dunque dedurre con certezza che il male non potr mai distruggere totalmente il bene, ma che il bene, oltre gli ottimismi di maniera, ma anche evitando ogni pur sotterranea forma di nichilismo o di manicheismo, va perseguito con intelligenza acuta e costante, per orientare la volont, affinch sia realizzato il fine vero e buono di chi agisce.

Ancora una volta incontriamo i "trascendentali" che si convertono l'uno nell'altro: il bello nel vero e questi nel bene. DEL MALE MORALE Nell'agire morale sembra molto strano e quasi paradossale che si affermi che il male preterintenzionale, dato che il male deve derivare da consapevolezza intellettuale e consenso volitivo. La preterintenzionalit, anche nel diritto penale corrente, rappresenta il riconoscimento del male non voluto, ma qui siamo su un terreno diverso dal diritto. Siamo in filosofia morale, o in etica. Pensiamo agli incidenti stradali: viaggio ad una velocit adeguata rispetto al codice della strada, al mezzo che guido e alle condizioni del traffico e della strada, mi attraversa la strada all'improvviso un pedone, lo investo ed egli muore. Altro sarebbe

il senso dell'esempio se, nella stessa situazione, io non avessi rispettato il limite di velocit: sarei stato imputabile almeno di omicidio colposo. IDEM L'agire volontario libero proprio dell'uomo. Ma perch sia cos definibile e per determinarne la responsabilit, occorre fare un passo avanti. Dobbiamo cercare un difetto a monte dell'agire. Se un atto moralmente rilevante dipende da: il bene conosciuto, la capacit di riconoscerlo,

la capacit di tendere ad esso, o volont, la capacit di conseguirlo effettivamente, IDEM dobbiamo convenire che necessario "purificare" il percorso conoscitivo fino a giungere alla volont. Ma anch'essa, come facolt desiderante deve essere esaminata attentamente al fine di escludere che vi siano condizionamenti tali da conculcarne il libero operare. Il punctum dolens allora il suo rapporto con l'intelligenza. Chi la esercita veramente (l'intelligenza) deve saper discernere tra i beni, cio se essi siano ordinati al fine, o meno, del soggetto agente (dell'uomo, in definitiva). Questo

il punto dirimente, e difficilissimo della morale. IL PECCATO VIOLAZIONE DELLORDINE Usiamo questo termine teologico anche in etica per capirci meglio. Potremmo anche parlare di violazione o di reato, ma ci collocheremmo nell'ambito, non distante ma sostanzialmente di altra natura, del diritto. Mentre i termini colpa e pena sono comuni, alla morale e al diritto. Naturalmente ne parleremo pi diffusamente nella sintesi di teologia morale. Nell'ottica di una vita orientata al fine, il peccato si configura come una aversio a fine, utilizzando il linguaggio agostiniano e tommasiano. Lat.: una digressione, una fuga, un rifiuto del fine (per cui si a questo mondo)

Cfr. S. Th., I-II, q. 72, a. 5, c: "(...) quando anima deordinatur per peccatum usque ad aversionem ab ultimo fine, scilicet Deo, cui unimur per caritatem, tunc est peccatum mortale: quando vero fit deordinatio citra aversionem a Deo, tunc est peccatum veniale", cio, quando l'anima si disordina per mezzo del peccato fino a porsi in avversione al fine ultimo, cio a Dio, vi peccato mortale: quando invero non si tratta di una vera avversione a Dio, allora vi paccato veniale; Cfr. anche ibidem, q. 74, a. 9, c.; q. 7, a. 8, c.; q. 87, a. 5, ad 1um. UN ESEMPIO Pensiamo agli incidenti stradali: viaggio ad una velocit adeguata rispetto al codice della strada, al mezzo che guido e alle condizioni del traffico e della strada, mi

attraversa la strada all'improvviso un pedone, lo investo ed egli muore. Altro sarebbe il senso dell'esempio se, nella stessa situazione, io non avessi rispettato il limite di velocit: sarei stato imputabile almeno di omicidio colposo. IL MALE, IL VIZIO, LA COLPA, IL PECCATO Secondo la comune accezione il male il contrario del bene, cio si oppone al bene come un qualche cosa che lo impedisce o lo contrasta, per un'immediata intuizione dell'atto umano come non buono. Si pu dire che si tratta di un significato accettabile, anche se incompleto, perch

del male, come dei correlati concetti filosofici, etici, religiosi e giuridici citati nel titolo, si possono e si debbono chiarire anche altre dimensioni. Pi precisamente, vi opposizione di contraddizione tra virt e vizio, cio gli habitus (disposizione stabile dell'animo umano orientata al bene o al male), che fondano le azioni umane rispettivamente buone o di malizia. LA LEGGE NATURALE Possiamo dire che l'idea del male presente nella legge naturale che ogni uomo ha inscritto nel "cuore", cos come nozione ammessa in tutte le culture, filosofie e religioni. Nel manicheismo, filosofia religiosa proveniente dall'altopiano iranico e molto diffusa ai tempi del primo

cristianesimo, insieme con lo zoroastrismo e il mazdeismo, vi una concezione talmente dualistica della realt, che prevede perfino l'esistenza, accanto a un Principio o Dio del Bene, di un Principio del male, che cos condizionerebbe la volont umana piegandola al male stesso. Cuore qui inteso secondo il significato semitico di "centro della persona". da Mani, sapiente e sacerdote iranico, III-IV sec. d. C. IL PENSIERO SUCCESSIVO Dopo Aristotele, che sar recuperato prima da Boezio e successivamente da San Tommaso, l'analisi pi approfondita sulla questione del male viene filosoficamente sviluppata da

Sant'Agostino. Il Dottore d'Ippona, partendo dalle giovanili posizioni manichee, che forse nel substrato del suo pensiero conserver a lungo, tratteggia un'analisi sul principio del male il quale costituir in seguito la base, sia per il pensiero morale di Tommaso, sia per la riflessione moderna e contemporanea. Sant'Agostino concepisce il male secondo tre gradi o dimensioni: il male metafisico, il male morale e il male fisico, reciprocamente in qualche modo collegati e interdipendenti. sia nella linea neo-tomista di un Maritain o di un padre Fabro, sia nella linea induzionista-riflessiva di Cartesio, Kant, Husserl, Heidegger, Edith Stein, ma anche dello stesso Sartre. IL LINGUAGGIO SUL MALE

Attenzione, per, al linguaggio, che strettamente filosofico: il male metafisico l'"imperfezione", nel senso che ogni res umana, ogni atto umano, ogni modo dell'"essere" (nella duplice accezione di infinito sostantivo e di principio di analogia) umano, limitato, defettibile, perfettibile, incompleto, o errato, colpevole, e via dicendo. E dunque, in questo senso il male da intendersi come "non essere", come deficienza di bene. Il male metafisico quindi un "non essere" oggettivo, ineliminabile, appartenendo esso alla stessa natura delle cose umane. ANCORA SUL MALE MORALE Vi poi il male morale, che quello che pi interessa le azioni umane. Il male morale il non conformare l'agire

pratico alla legge naturale, che conforme alla legge divina. Fin qui il filosofo africano. Pi ancora San Tommaso, soprattutto nella Somma teologica, sviluppa la morale delle virt, riprendendo Agostino nello schema delle Etiche aristoteliche (soprattutto la Nicomachea), e sostenendo che, se la volont umana si conforma all'intelletto delle cose, non pu non agire virtuosamente, guidata dalla prudenza, la quale sovrintende alle altre virt (oggi diremmo valori o qualit). come recta ratio agibilium, retta ragione delle cose da farsi. IDEM E' una visione un po' strana, forse, per la contemporaneit, dove contendono una morale dell'obbligo, della colpa e del peccato, e una

morale, spesso amorale, del relativo e del contingente. Il male morale, dunque, per Agostino suppone la colpa e il peccato, che un "mancare" verso Dio e verso il prossimo. Suppone una responsabilit che insita nell'umano libero arbitrio. In altre parole, Dio non impedisce il male, pur conoscendolo nella sua prescienza, perch all'uomo data costitutivamente la libert di scelta. Vi infine il male fisico, la malattia, la sofferenza in tutti i suoi gradi, che appartengono al modo d'essere del vivente (le piante), sensibile (gli animali), sensibile e razionale (l'uomo), che sono imperfetti e mortali. Cfr. l' impostazione neo-radicale, che un po' oggi, purtroppo, trasversale, nelle sinistre politiche e anche nella destra tecnocratica. Cfr. anche B. Ochino, Laberinti del libero arbitrio, a cura di M. Bracali, ed. Leo S. Olschki, Firenze 2004 IL MALE FISICO

Nell'uomo, il male fisico pu essere anche inteso come conseguenza del male morale, ma senza che fra i due mali vi sia un rapporto di causa-effetto. Ci particolarmente evidente nei mali dello spirito, nelle sofferenze interiori, nelle somatizzazioni dei sensi di colpa (qui non intesi come nevrotizzazioni), che non sono semplicemente da rimuovere, ma bisogna verificarli alla luce della coscienza morale. IL PECCATO

Per ci che concerne il peccato, il quale presuppone la colpa derivante dal libero esercizio della volont, si pu dire che si tratta di un principio di valutazione morale, che lede la natura, la coscienza, e la "legge", e che presente in ambedue le Tradizioni cui fa riferimento la nostra cultura e la nostra scienza etica, sia quella greco-latina, sia quella giudaica. Nella Bibbia, i cui principali significati si trovano nelle aree semantiche di infedelt (m'al), di "oltrepassamento" (bar), e ingiustizia-violenza (wel), ma vi anche il concetto generale del peccato come di un senso di fallimento (wn, letteralmente: mancare il bersaglio). Cfr. ad esempio Esodo 23, 21 e Isaia 1, 2) il riferimento al peccato verbalmente amplissimo, constando di oltre trenta etimi (ebraico aramaici). LA COLPA

Nei Vangeli sinottici e di san Giovanni, e in san Paolo (specialmente nella Lettera ai Romani), i lessemi greci rinviano a concetti e significati analoghi, poich, per ingiustizia troviamo adicha - (dalla radice di dikaiusne - , giustizia), e amarta - per peccato di infedelt. Nell'etica greca e latina (Platone, Aristotele, Seneca, Marco Varrone, Cicerone, Marco Aurelio) cos ben studiata da Agostino e Tommaso, troviamo, sia pure senza la dimensione soprannaturale della rivelazione cristiana, un'impostazione che possiede ampie corrispondenze soprattutto nell'ambito morale connotato dall'azione delle virt e degli opposti vizi. IL LIMITE DEL MALE In ambito cristiano si mantiene dunque un'impostazione

legata al valore della fedelt a Dio, la cui negazione (aversio a Deo, conversio ad creaturas: allontanamento da Dio per scegliere i beni finiti, cio le creature) porta al peccato, cio all'"atto umano cattivo", a tutti i peccati, sia contro se stessi che contro gli altri. Ricapitolando possiamo dire: il male di per s non come principio, ma esiste ed conseguenza della responsabile e libera azione dell'uomo, che di s decide, anche quando agisce verso gli altri, perch in fondo ogni "peccato" di omissione alla propria umanit. Cio di rifiuto della possibilit di essere intelligenti.

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